Lui & Lei
Il profumo di Lucrezia
Bolognavoglia
20.05.2026 |
622 |
2
"E già pensava al prossimo paio da sporcare… per il prossimo maturo che avrebbe pagato per annusare la sua intimità più segreta..."
Lucrezia aveva appena compiuto diciannove anni, un corpo da ragazzina ancora fresco e morbido: tette piccole e sode che puntavano sempre verso l’alto, un culetto tondo e due gambe lunghe e lisce. Timida da morire, arrossiva anche solo se un ragazzo la guardava troppo a lungo per strada. Ma dentro di lei bruciava un fuoco insaziabile. La sua fica era sempre bagnata, sempre pronta, sempre affamata. Passava le notti a toccarsi per ore, infilando due o tre dita dentro di sé mentre mordeva il cuscino per non far sentire i gemiti ai genitori nella stanza accanto.Un pomeriggio, navigando tra siti proibiti, trovò quel mondo: mutandine usate, vendute a pervertiti maturi che pagavano profumatamente per annusare l’odore intimo di una giovane fica. Il solo leggere gli annunci la fece bagnare all’istante. «Vendo le mie mutandine dopo due giorni di uso intenso» scrivevano le altre ragazze. Lucrezia sentì il clitoride pulsare. Quella sera stessa si registrò sul sito con un nickname innocente: “Lulu19shy”.
La prima volta fu un rituale quasi sacro.
Si chiuse in camera, cuore che batteva fortissimo. Scelse un paio di mutandine di cotone bianco, quelle più semplici, quasi infantili. Le indossò e cominciò a toccarsi lentamente, sdraiata sul letto con le gambe aperte. Pensava agli uomini maturi, cinquantenni, sessantenni, con le pance prominenti e i cazzi già duri solo all’idea di ricevere le sue mutandine. Si sfregava il clitoride gonfio contro il tessuto, lasciando che i succhi trasparenti lo impregnassero. Quando venne, venne forte: un fiotto caldo le uscì dalla fica, inzuppando completamente il cavallo. Rimase lì, ansimante, a sentire l’odore che saliva: dolce, giovane, leggermente acido, l’odore di una passerina vergognosamente eccitata.
Con le mani che tremavano per l’imbarazzo e l’eccitazione, si tolse le mutandine bagnate. Le avvicinò al naso e inspirò profondamente. Il suo stesso profumo la fece gemere di nuovo. Le piegò con cura, ancora calde e umide, e le infilò in una bustina di plastica trasparente. Poi scrisse il messaggio al primo cliente, un certo “NonnoPervertito55”:
«Queste le ho indossate tutto il giorno e mi sono toccata tantissimo pensando che le avresti annusate… sono ancora bagnate della mia fica.»
Quando cliccò “Invia ordine” venne di nuovo, senza nemmeno toccarsi, solo per la vergogna e il brivido proibito.
Da quel giorno divenne una droga.
Ogni volta che riceveva un ordine, Lucrezia entrava in uno stato di perenne eccitazione. Indossava le mutandine la mattina presto e le teneva tutto il giorno: a lezione all’università, mentre camminava per strada, mentre studiava in biblioteca. Sentiva il tessuto che si incollava alle grandi labbra gonfie, il clitoride che sfregava a ogni passo. A volte, in mezzo alla gente, doveva stringere le cosce perché stava per venire solo all’idea che presto un uomo maturo avrebbe premuto quel tessuto impregnato sul suo naso e si sarebbe segato furiosamente.
La sera, prima di spedirle, faceva sempre lo stesso rituale libidinoso. Si sdraiava sul letto, si infilava le mutandine ancora addosso e si scopava con il suo dildo preferito, spingendolo dentro fino in fondo mentre immaginava la faccia di quel signore di cinquant’anni che apriva il pacco. Veniva violentemente, lasciando strisce bianche e filanti di crema densa sul cotone. A volte ci passava anche il dito medio bagnato di fica sul tessuto, disegnando piccoli cerchi proprio dove il clitoride aveva pulsato per ore.
Poi le piegava con cura, ci spruzzava sopra un po’ del suo profumo intimo e le sigillava. Mentre incollava l’etichetta della spedizione, aveva la fica che stillava di nuovo. Spediva il pacco il mattino dopo, con le guance rosse di vergogna mentre consegnava il piccolo plico alla postina, sapendo che dentro c’era l’odore più sporco e dolce della sua giovane passerina.
I messaggi che arrivavano dopo la facevano impazzire:
«Cazzo, piccola, la tua fica ha un profumo incredibile… sa di innocenza e puttana allo stesso tempo. Me lo sono annusato mentre venivo tre volte.»
Lucrezia leggeva quelle parole con una mano già dentro le mutandine pulite, mordendosi il labbro, timida fuori ma troia dentro. E già pensava al prossimo paio da sporcare… per il prossimo maturo che avrebbe pagato per annusare la sua intimità più segreta.
La timida Lucrezia aveva trovato il suo modo perfetto di essere una piccola troietta senza che nessuno lo sapesse. E la sua fica non era mai stata così felice.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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